Un po' di Storia

La Val d'Arda ha sempre avuto un posto di straordinaria importanza nella storia della vite e del vino del Piacentino. Già nel 1500, Papa Paolo III Farnese magnificava le qualità enologiche dei borghi di Vigoleno, Castell'Arquato e Veleja e la presenza della vite in queste zone è accertata già al tempo delle "terremare" e palafitte tra il 2000 e il 700 a.C.
Grande rilievo alle produzione enologiche della zona viene data da Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III Farnese il quale asserisce in una lettera al Cardinale Guido Ascanio Sforza, nipote di Sua Santità, non solo riferisce i faticosi viaggi intrapresi, ma dà notizia anche dei vini che erano richiesti e maggiormente appetiti dal Papa. In particolare riferisce che "Castell'Arquato fa vini perfettissimi e in gran pregio ed è un peccato che questa collina non sia tutta vigna, che qui sono di così delicati vini quanto sia in Lombardia, tanto rossi quanto bianchi."

Legata a Papa Paolo III troviamo anche la fama di Bacedasco: "Tutto codesto suolo mal si conviene alle granaglie, ma egli è sì confacente alle uve che reputassi le migliori dello Stato Piacentino e segnatamente le commestibili che volgarmente chiamasi uve da bilancia... Il vino, che con esse si fa a Bacedasco è denso e assai colorato, sicchè gonfia il ventricolo e offusca il cerebro..."
Ed è proprio nel cuore delle colline tra Bacedasco e Castell'Arquato che vi è il fulcro aziendale, Cà dei Poveri o Cà Poveri.
Le prime notizie in merito alla tenuta Cà dei Poveri risalgono al lontano 1675 quando il Sig. Bartolomeo Volpini in data 28 Maggio registra il possedimento di tali terreni da parte degli Spedali di S. Lazzaro di Bacedasco.
Tale possessione consiste in 14 appezzamenti di terreno, in parte vitati e in parte coltivate come terreno boschivo e arbusti.
Nel 1699, il 14 Novembre, i terreni vengono ceduti ai F.lli Villaggi che li coltivano e li curano fino alla fine del 1700 per poi passare ai F.lli Rocca "per la somma di 18.000 Lire, moneta di Parma".
Se ne perdono poi le tracce fino all'inizio del secolo scorso dove si registra il passaggio di proprietà alla Famiglia Stradivari (da cui prende il nome l'annessa località Costa Stradivari) che ne fa l'alloggio della servitù per poi passare alla Famiglia Santi Arcangelo che la coltiva fino al 1991, anno in cui avviene l'ultimo passaggio a Loschi Enrico, che ne fa il centro e il cuore della sua Azienda.